Il
tasso di interesse è l’importo che viene addebitato a chi prende in prestito
dei soldi. Generalmente è espresso su base annuale, in proporzione rispetto al
valore del capitale preso in prestito.
Il tasso di interesse può essere semplice, quando matura solamente rispetto al capitale di riferimento, oppure composto, quando anche gli interessi maturati a loro volta corrispondono interessi. Sembra un discorso da poco, ma quando le cifre e il periodo di riferimento aumentano, la differenza diventa considerevole.
Prendendo ad esempio 10.000€ con un interesse del 2,5% annuo, se ogni anno venissero corrisposti 250 euro di interessi, tra 10 anni avremmo 12.500€ utilizzando l'interesse semplice, oppure 12.800€ con l'interesse composto. In pratica, in 10 anni avremmo guadagnato un anno di interesse in più. Considerando che i rendimenti medi del mercato azionario sono nell'ordine del 5-10% annuo, si capisce quanto sia importante iniziare ad investire prima possibile (chiaramente, se il proprio portafoglio e la propensione al rischio lo permettono).
Il tasso di interesse normalmente espresso in qualunque contratto è "nominale", ossia non tiene conto dell'inflazione che ne riduce il valore. Infatti, i tassi di interessi promessi dalle banche per comuni depositi, anche se permettono piccoli guadagni, di fatto nel lungo termine riescono a malapena a garantire il potere d'acquisto della somma versata.
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